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20/03/2005
Relazione di Michele Francalanci
La grande storia del mondo occidentale, dell’Europa e dell’America, vacilla ed è profondamente in crisi, in particolare nel suo passaggio dal moderno al post-moderno in senso vattimiano. Ha perso sé stesso, la sua identità, non ha più un’anima, né valori e non ha rispetto per il suo passato e per la sua tradizione: è l’occidente dominato dal relativismo e dal nichilismo. Il vuoto e il nulla sono le sue parole d’ordine, l’oblio una prassi quotidiana, conseguenza di una mancanza che in qualche modo deve essere riempita. E se prima vi era almeno il tentativo di dare un senso alla realtà, adesso il nuovo atteggiamento di porsi di fronte alla vita è di disinteresse e di leggerezza: di menefreghismo. Ci si lascia vivere, ovvero si ripugna, si disprezza, si rifiuta la vita stessa, non più un dono, una bellezza, un tempo prezioso da trascorrere intensamente, ma quasi una maledizione, un fluire di giornate ripetitive e senza senso. Una continua sofferenza, una continua tristezza, una continua solitudine, un continuo tormento, che non può essere colmato dal mondo, un mondo povero, un mondo dell’avere, incapace di fornire ricchezza, che soffoca sempre di più l’essere e fa morire la coscienza. Il nuovo pensiero debole che si sostituisce al vecchio pensiero forte o metafisico è intrinseco di negatività, di malattia, apre la via al suicidio dell’occidente. Ci troviamo dinnanzi ad una scelta di non lieve entità tra la vita e la morte, e noi stiamo scegliendo la morte. Vattimo dice: “oggi non siamo a disagio perché siamo nichilisti, ma piuttosto perché siamo ancora troppo poco nichilisti.” Il problema è che non potrà mai esistere un perfetto nichilista, poiché non si potranno mai cancellare in maniera totale ed assoluta Dio e la religione. L’unica possibilità è dunque quella che io definisco come un “folle suicidio”, di una distorsione o indebolimento delle radici metafisiche, con non so quale scopo o fine positivo per la nostra società. Già siamo pieni di problemi esterni e in più ci attacchiamo anche all’interno minando le nostre basi culturali e storiche, rendendole sempre più fragili, al posto di impegnarci per rafforzarle. Non dobbiamo dimenticarci delle nostre origini, non dobbiamo mettere da parte i frutti del passato, non dobbiamo comportarci come i decostruzionisti derridiani, e molestarci come dei Marchesi de Sade. I nostri principi non sono di intolleranza ma di democrazia! Noi proveniamo da quelle generazioni che duemila anni or sono hanno ricevuto un messaggio d’amore e perché allora oggi non ci amiamo più? Ci preoccupiamo dei problemi di razzismo che contaminano la nostra comunità, ma se prima non riusciamo ad amare noi stessi, come pensiamo di poter amare gli altri? Anche Sua Eminenza il cardinale Ratzinger, ha espresso la sua opinione in capitolo, rilevando lo strano concetto che ha oggi l’occidente di sé: “Nella nostra società attuale, grazie a Dio, viene multato chi disonora la fede di Israele, la sua immagine di Dio, le sue grandi figure. Viene multato anche chiunque vilipenda il Corano e le convinzioni dell’islam. Se invece si tratta di Cristo e di ciò che è sacro per i cristiani, ecco che allora la libertà di opinione diventa il bene supremo, limitare il quale sarebbe minacciare o addirittura abolire la tolleranza e la libertà in generale. […] C’è qui un odio di sé dell’occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico.” Il vuoto e il nulla di cui siamo macchiati sono la causa dell’aumento di crisi depressive e suicidi. E’ la mancanza di valori vitali forti, di stabili punti di riferimento che ci fanno morire, ci portano ad obliarci nell’alcool e nelle droghe, visti come unici rifugi, uniche illusioni di salvezza in un mondo che non sa proporre e dare all’uomo qualcosa di veramente concreto, in grado di guarirlo dall’infelicità. Quella sì che è una malattia mortale altro che cancro! Teniamo tanto alla nostra salute fisica, spendiamo miliardi di bigliettoni in aiuti per la ricerca, con quale tentativo? Qual’ è il fine, lo scopo che vogliamo raggiungere? Eliminare il dolore. Già perché proviamo compassione per l’altro che soffre, per l’amico che sta male. Dobbiamo andargli incontro e fare tutto il possibile per scansare da lui la passione. Dove sarebbe il senso della vita se fossimo felici e immortali? E’ impensabile una vita terrena priva di dolori, priva di tormenti, perché questa è l’essenza della vita, il dolore, allontanarsi dal quale equivarrebbe ad allontanarsi dalla vita stessa. Schopenhauer definisce l’uomo come un animale metafisico, portato a stupirsi della realtà che lo circonda e ad interrogarsi intorno al suo mistero. Oggi l’uomo potrebbe essere definito come un animale nichilista, che ha smesso di cercare, ha scelto il vuoto privilegiandolo alla scelta, e ha chiuso con la vita decidendo di lasciarsi vivere. Dove sarebbe la soluzione per salvarci dalle tenebre, chi potrebbe darci la salute dell’anima, chi sarebbe la sorgente della forza vitale, chi la fonte della nostra gioia se non Dio? Tutti noi lo sentiamo premere con potenza nella nostra coscienza, con forza la sua voce ci pressa e ci chiama, ci rincorre atei, agnostici, credenti e noi abbiamo due possibilità: accoglierlo e salvarci oppure respingerlo e perderci. Quante volte si presenta sulla porta di casa e noi con arroganza gliela ribattiamo in faccia? Oppure bussa e non gli apriamo? A mio modo di vedere abbiamo una sola possibilità per riprenderci dalla notte oscura che ci avvolge, ovvero non smettere mai di cercare, di interrogarci, di confrontarci continuamente con la realtà quotidiana e sarebbe presunzione, qualsiasi posizione si sia assunto, non agire in tale modo. Ormai lontana, appena scorgibile all’orizzonte è la Verità e pochi hanno ancora voglia di aguzzare la vista per scovarla. La realtà di oggi sono le mezze verità. E’ tardi, è il tramonto, cala il Sole e non vi è alba a salutarci. Mi risveglio al buio. Non una fiaccola, non un barlume di luce. Non scorgo più le cose, non vi sono più differenze, tutto è tremendamente uguale, omogeneo. Scomparso, eclissato il valore, addio dolce identità, ti saluto vecchio uomo forte, vecchio passato glorioso e defunto. Si innalzano voci nuove, gridano tutte le stesse parole, ululano i mannari, ululano il non senso. Trionfa il vuoto, vince il nulla agli squilli di tromba. E a grandi voci innalzano inni al loro re: perdizione, morte. Nichilismo si chiama il loro re. E’ finita l’era della vita per l’Occidente, è giunta al termine quella del benessere, siamo ai minimi, siamo all’apocalisse, siamo al suicidio della nostra civiltà.