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Argomento 2 - Addio identità


29/02/2004

Relazione di Michele Francalanci


Nel 1° argomento abbiamo parlato all'incirca e per il momento non troppo approfonditamente (ma ci torneremo su, c'è tempo per tutto, non sarà quello a preoccuparci) dei problemi esistenziali dell'uomo, mirando il nostro interesse ad una delle tante tematiche che un motivo così esteso contiene al suo interno: quello cioè del miglior stile di vita (che non sarà necessariamente quello da me proposto ma soggetto a variazioni, tramite vostri accorgimenti che potrete segnalarmi come sapete scrivendomi una e-mail, seguendo le istruzioni riportate nella pagina principale del mio sito), cercando di risvegliare in noi la voglia di ragionare, di porci delle domande, di mettere in discussione qualsiasi verità data per certa, di annullare la scontatezza, in virtù di un iniziale scetticismo che ci porti poi però a delle soluzioni, che schiarisca quella nebbia che ci appanna la vista e faccia risplendere il sole della certezza e della sicurezza. Abbiamo anche visto come sia altresì chiaro il fatto che la filosofia sia ineludibile e quindi che tutti siamo filosofi, dall'uomo più accorto negli studi a quello che meno si interessa alle attività pedagogiche. E' altrettanto chiaro però che ci saranno delle differenze sostanziali tra i primi e i secondi; e forse possiamo fare una divisione anche più ampia dividendo i filosofi in categorie. E allora avremo per esempio il filosofo che si disinteressa completamente a trovare risposte ai problemi che la vita gli propone, assumendo una posizione passiva, pigra e apparentemente migliore, forse più semplice del filosofo che per contro si scervella a trovare delle soluzioni valide per sé stesso e compatibili per gli altri. Vi è poi un'altra parte che si limita all'osservazione, allo studio e alla critica di nozioni già espresse da altri pensatori, attivando sì la mente a ragionare ma senza stimolarne in modo eccessivo la parte creativa. Vediamo di venire al dunque del nuovo argomento. Prima di tutto, perché questo preambolo a richiamare cose più o meno dette in precedenza nella prima scheda? Appunto per permettere al lettore di riallacciarsi a questa seconda che è fortemente legata alle discussioni della antecedente e che reputo di importante e necessario approfondimento da parte di tutti. Pertanto mi auguro di riuscire a coinvolgervi e a immergervi in questo fatto che deve farci riflettere e trovare delle soluzioni. Mi sembra di percepire nella società moderna un problema di non lieve entità che potrebbe rischiare di aggravarsi col passare del tempo, se non preso in esame puntualmente; questo problema è quello dell'identità. La parola ha sicuramente una grande estensione di significati e un'altrettanta vastità di lemmi che hanno un qualche legame con essa, ma io la definirei in generale e per quello che mi interessa evidenziare nel contesto, come l'agire usando il proprio pensiero, senza lasciarsi influenzare da un'idea pre-fabbricata da qualcun altro. Cosa importantissima e come sappiamo bene noi stessi affatto semplice da mettere in atto. Le scusanti sono tante: o non ne abbiamo voglia e magari non abbiamo le capacità necessarie o anche avendole non riusciamo a scrivere per paura di dire qualcosa di sbagliato, e dunque tendiamo ad accontentarci dei risultati scolastici che per carità sono tanto, ma non tutto. Se uno ha delle possibilità come scrittore non deve limitarsi nel nove a italiano, ma concretizzarlo, ed è pigrizia non agire in siffatto modo. Identità significa mettere in moto la propria mente per creare qualcosa di tuo, di originale, di non studiato da alcun testo in precedenza; una novità in senso assoluto, che non rifletta sugli eventi del passato ma su quelli del presente, che non sia ricerca ma attualità, che non sia pre-fabbricato, pronto all'uso ma creatività. Se riesci a costruirti un pensiero, su una questione che ti sei posto, e dopo un lungo lavoro di riflessione arrivi a sviluppare e realizzare un risultato frutto solo ed esclusivamente della tua immaginazione, ne esci sicuramente molto più soddisfatto che non da una critica a temi o argomenti proposti da un altro qualsiasi filosofo. Eccolo qui il nodo che viene al pettine: la parola identità sta dicendo inesorabilmente addio a questo mondo, e a mano a mano che passano i giorni siamo sempre più schiavi della vita quotidiana, che ti offre le giornate già belle confezionate in un pacco, che dobbiamo solo prenderci la briga di scartare. Quindi cerchiamo di allontanarci dalla società dell'anti-razionalismo in virtù di quell'identità che stiamo abbandonando. Noi corriamo dietro ai sermoni e alle belle parole dell'abile oratore o del politico. Svegliamoci da quel sonno nel quale da un po' di anni siamo caduti. Ora, se in precedenza avevo annunciato che i lemmi in relazione con la parola identità sono molti andiamone ad analizzare più da vicino alcuni. Senza dubbio causa della perdita di identità è il fatto che la società di oggi si sta sempre più massificando, producendo mode e stili di vita uguali per tutti. E in questo caso la parola in stretto contatto con l'identità è moda. Quando sentiamo questo nome, ci viene inevitabilmente spontaneo di collegarlo col mondo dei vestiti, che è effettivamente il settore dove il termine ha maggior uso, ma in realtà il suo significato si estende anche in altri campi. Per esempio può esserci la moda di comportarsi in una determinata maniera in una particolare situazione, oppure quella di avere tutti il cellulare, il vicino di casa acquista una tv a cristalli liquidi e per non essere da meno anche tu ne pretendi una… E così si cade in un'universalità che se portata al massimo rischia di essere un fattore molto negativo nella prosecuzione della nostra esistenza. Distrugge la libertà di pensiero, e quel che è peggio non esplicitamente ma in modo semi-nascosto o del tutto al cittadino che si vede privato delle sue decisioni se cozzano con quella che è la volontà generale. E pure il mondo della scuola non sfugge a questo problema che imperversa sul mondo e al momento vince sul mondo. E' proprio laddove si sta innalzando sempre di più l'età della frequentazione obbligatoria che il fenomeno della massificazione si fa evidente. La cultura ora non appartiene più a una fascia di pochi intellettuali, che studiano per amore del sapere, ma ad un sempre più largo numero di persone; e così non nasce più il genio in logica, il grande letterato o il nuovo filosofo, ma nascono geni in logica, grandi letterati, nuovi filosofi. Sul fatto che ciò sia positivo o no lascio a voi cari lettori il compito di dirmelo. La conseguenza è forse scontata ma occorre scriverla: oggi sicuramente più di tutte a contare è la quantità e non più la qualità. Parlando di identità di pensiero purtroppo mi viene spontaneo di pensare anche al mondo della politica, che d'altronde affrontando un tema come questo non si poteva evitare. Eh! E qui c'è veramente bisogno di mettersi le mani sui capelli. Va beh, facciamoci coraggio e iniziamo a scrivere. Una sfera che è allo sbando, che sta inevitabilmente degenerando, diminuendo sempre di più la sua credibilità nei confronti di noi cittadini che iniziamo a strafregarcene e a vederla con pregiudizi. In questo caso la perdita di identità però non è solo della politica e di chi la fa, ma anche di coloro che si dovrebbero interessare ad essa. Dunque siamo d'accordo sul fatto che abbia tutti i malanni che vogliamo attribuirgli, ma persino noi da parte nostra con lo scarso interesse che dimostriamo nei suoi confronti non le facciamo certo un bene o comunque non la aiutiamo in nessun modo come invece forse avremo la possibilità di fare. E' sempre più difficile vedere un italiano che sia veramente consapevole della sua scelta politica, ammesso che ne abbia una. Si è per un partito o perché anche i genitori lo sono (società pre-fabbricata) o perché ci sta simpatico un politico di quella fazione. E come si fa effettivamente a dar torto a chi non segue la politica? Quando vedi in tv fior fior di deputati o senatori prendersi a scazzottate o tenere comportamenti affatto dignitosi e conformi all'autorità di cui dispongono. Il parlamento è come uno stadio di calcio dove i vari partiti sono le squadre, tifate e votate da noi elettori. Uno la mette sul ridere o per lo meno ci prova ma il problema è davvero serio. Basti pensare che una nazione è fondata o comunque ha uno dei suoi capisaldi nello Stato, su una Costituzione e noi poveri noi tapini, su un potere esecutivo che è in mano a un governo che incide cd con canzoni napoletane, su un legislativo nelle mani di un parlamento che per prendere delle decisioni si prende a pugni e a legnate e il giudiziario a una magistratura che prima di poter fare giustizia impiega gli anni. Bene direi che mi sono sfogato abbastanza e forse anche più del dovuto. Adesso lascio a voi il compito di completare il puzzle miei cari lettori, con commenti e critiche a riguardo e ad aggiunte se vorrete, tanto sapete dove trovarmi.